
Nei Viaggi di Gulliver, i lillipuziani trovano un orologio nelle tasche del protagonista. Non capiscono bene a cosa serva, ma scoprono che Gulliver lo consulta prima di fare qualsiasi cosa. Concludono che dev’essere il suo Dio.
Trecento anni dopo, basterebbe farli assistere all’arrivo di una granfondo. Vedrebbero ciclisti che, un metro dopo il traguardo, prima ancora di riprendere fiato, abbassano la testa e premono un pulsante sul manubrio. Prima di abbracciare qualcuno. Prima di bere. Prima perfino di capire come stanno. Bisogna fermare il computerino. Altrimenti si rovina la media. I lillipuziani prenderebbero appunti. Poi vedrebbero qualcuno tornare da un giro bellissimo e arrabbiarsi perché il GPS non ha registrato. Qualcun altro rinunciare a un’uscita perché il computerino è scarico. Un altro ancora guardare i watt per decidere se può essere contento di sé. Probabilmente avrebbero già capito tutto.
E noi? Ci riconosciamo almeno un po’? I computerini, i misuratori di potenza e le app sono strumenti straordinari. Ci aiutano ad allenarci, a conoscere i nostri progressi, a scoprire nuove strade. E per molti fanno parte del divertimento.
Però ogni tanto potremmo concederci un esperimento: uscire con il manubrio pulito.
Senza computerino. Senza numeri da controllare. Senza preoccuparci di registrare il giro. All’inizio forse ci sentiremmo persino un po’ strani. Quanto manca alla cima? A che velocità stiamo andando? Quanti chilometri abbiamo fatto? Poi, magari, cominceremmo a prestare attenzione ad altro. Alla strada che cambia sotto le ruote. Al rumore delle gomme sull’asfalto. Al respiro che diventa più affannoso in salita e torna tranquillo quando la strada spiana.
Potremmo fermarci a guardare un panorama, prendere una strada mai fatta o accompagnare un amico senza pensare alla media. E al ritorno non avremmo una mappa da pubblicare, né un riepilogo da studiare. Avremmo però ancora nelle gambe e nella testa tutto quello che abbiamo vissuto.
Non c’è bisogno di rinunciare per sempre alla tecnologia. Ma ogni tanto un giro a manubrio pulito può ricordarci una cosa semplice: perché abbiamo cominciato ad andare in bicicletta.
E voi, quand’è stata l’ultima volta che siete usciti senza computerino?



