Avete mai notato che quando si parla di aerodinamica viene tirato sempre in ballo qualcosa di acquistabile? Telai sempre più profilati, ruote lenticolari, caschi, body, calzari, appendici studiate in galleria del vento. Tutto conta, naturalmente. In realtà, però, il cuore dell’aerodinamica di un ciclista nasce dal bacino.

Fatevi una semplice domanda: è maggiore l’impatto frontale di una bici o quello di una persona sulla bici? E quindi, cosa fa più la differenza: l’oggetto o la posizione del corpo? Remco Evenepoel, con la sua ennesima straordinaria prestazione al Mondiale di Montréal, ne è l’esempio vivente.

aerodinamica in bici

Remco Evenepole, eccellenza aerodinamica. Photo by Kakoula10, Creative Commons

 

Ci sono due tipi di cronoman. Ci sono i colossi, quei bestioni sulla bici che, nonostante abbiano un CX aerodinamico da camion, hanno talmente tanta forza da torcere pedivelle e telaio. Fa parte di questa categoria Filippo Ganna, secondo a Montréal. Ma è una specie ben distinta, che nel corso degli anni è sempre esistita: era di questa razza Tony Martin e, prima di lui, Santiago Botero. Ancora prima Miguel Indurain e Jan Ullrich. Tutti potentissimi, ma tutti con un grande limite: una scarsa mobilità fisica, una ridotta elasticità, che li costringeva a posizioni in bici non particolarmente penetranti. L’esempio più eclatante è forse la sconfitta di Miguel Indurain nel tentativo di record dell’ora: lui, il re delle cronometro, che non riuscì a imporsi nell’ora.

E poi ci sono gli aerodinamici. Quelli che hanno soprattutto un’elevata mobilità del bacino, che già di base permette loro di ruotare maggiormente il busto in avanti, pur mantenendo la capacità di esprimere potenza. Ed è interessante, a questo proposito, ciò che ha raccontato recentemente proprio Ganna parlando dei suoi tentativi di adottare una posizione più estrema: «Mi sono abbassato sul manubrio, ma con l’altezza della sella che rimane uguale. Così, si chiude tanto l’angolo dell’anca, ma la gamba tendeva ad addormentarsi». Ganna ha lavorato specificamente per abituarsi alla nuova postura e diventare più aerodinamico, ma su uno sforzo di circa 45 minuti ha spiegato di preferire ancora la posizione più classica.

 

filippo ganna

Filippo Ganna non riesce ad adottare su strada la posizione estrema che utilizza nell’inseguimento individuale sui 4 km in pista. Foto: Tim Rademacher / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0.

 

È un esempio perfetto: la posizione teoricamente più aerodinamica non è necessariamente quella che permette a ogni atleta di esprimere la prestazione migliore. Il limite, prima ancora che nella bicicletta, può essere nel corpo dell’atleta.

Le anche contano doppiamente. Non solo perché permettono una maggiore flessione del busto. L’aerodinamica, infatti, non finisce nella parte frontale. Nelle MotoGP si lavora anche sulla forma del codone per accompagnare il flusso proveniente dalla schiena del pilota, ridurre la scia e quindi la resistenza all’avanzamento. Non conta soltanto come si entra nell’aria, ma anche come l’aria riesce a richiudersi dietro di noi.

 

Suzuki fu una precorritrice nello studio del flusso d’aria dietro al pilota: una scia più contenuta significa meno resistenza aerodinamica e più velocità. Foto: Alberto-g-rovi / Wikimedia Commons – CC BY 3.0.

 

Remco Evenepoel è l’ultimo esemplare di questa serie di campioni. Prima di lui ci sono stati Evgenij Berzin, Serhij Hončar, Aleksandr Vinokurov. Notate qualcosa? I nomi appena citati suonano tutti dell’Europa dell’Est, dove la preparazione fisica e atletica ha rappresentato per decenni un vero e proprio culto: non soltanto watt e bicicletta. Oggi, invece, a rappresentare al meglio queste caratteristiche è un belga, ma un belga che arriva dal calcio e che quindi, per anni, ha seguito una preparazione atletica completa, non fatta di sole gambe come accade spesso al comune ciclista.

 

Alexander Vinokourov durante la prova a cronometro dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Nonostante una muscolatura molto sviluppata e un elevato tono muscolare, riesce ad assumere una posizione estremamente aerodinamica per gli standard dell’epoca. Foto: David Iliff / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0.

 

E quindi: campioni nelle cronometro si nasce, si diventa o si compra? In gran parte si nasce: quella è la base di tutto. E poi si diventa, lavorandoci sopra per anni, quando si è giovani. Più tardi ci si adatta, si cercano le soluzioni migliori, che non sempre – come dimostra proprio Ganna – coincidono con quelle teoricamente più performanti, soprattutto quando una determinata posizione deve essere mantenuta nel tempo.

Ed è qui che il discorso smette di riguardare soltanto Evenepoel, Ganna e i professionisti e comincia a riguardare tutti noi.

Perché quando si parla di adattamento tecnico e tecnologico dovrebbe essere la bicicletta ad andare incontro al ciclista, non il contrario. È inutile mettere un ciclista rigido nella posizione super raccolta di Evenepoel e aggiungergli casco, ruote e componenti ultra-aerodinamici: quella posizione non diventerà per questo la sua posizione migliore. Abbiamo già parlato in questo articolo di come una bici rifiutata da Lance Armstrong sia diventata medaglia d’oro olimpica nelle mani di Vjačeslav Ekimov: “A ognuno la sua bici. E’ questo che ci insegnano i campioni”.

Noi di Daccordi partiamo da qui. Prima cerchiamo di capire chi salirà su quella bicicletta: come pedala, come si muove, quanto riesce a flettersi, quale posizione può sostenere e in quale riesce davvero a esprimere la propria forza. Solo dopo viene il telaio.

Perché progettare una bicicletta non dovrebbe significare costringere una persona dentro una posizione stabilita in precedenza. Dovrebbe significare costruire il mezzo intorno alle possibilità, alle caratteristiche e agli obiettivi di quella persona. Forse è meno affascinante che promettere qualche watt risparmiato comprando l’ultimo componente aerodinamico. Ma è il principio sul quale costruiamo biciclette da quasi novant’anni.

Non avete bisogno della bici di Evenepoel. Avete bisogno della bici che permetta a voi di essere il miglior ciclista possibile.

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