Il monito del ciclismo femminile per il futuro di tutto il movimento

Quello che sta emergendo oggi nel ciclismo femminile non deve essere osservato come un problema circoscritto a un solo settore, ma come un segnale che riguarda l’intero movimento. La crescita straordinaria di visibilità, professionalizzazione e qualità tecnica è sotto gli occhi di tutti, ma dietro questa espansione si sta manifestando una fragilità economica e strutturale che rischia di minare le fondamenta del sistema. Le parole di Elisa Longo Borghini e le difficoltà vissute da alcune squadre raccontano una dinamica molto chiara: il vertice cresce rapidamente, mentre la base fatica sempre di più a sostenere il peso di questa evoluzione.

Pensare che questa situazione riguardi soltanto il ciclismo femminile sarebbe un errore. Al contrario, può rappresentare un monito molto concreto per il futuro del ciclismo maschile, dove dinamiche simili stanno già emergendo, soprattutto nelle categorie giovanili e nei livelli di sviluppo. I numeri della Federazione Ciclistica Italiana mostrano una tendenza che merita attenzione: nel 2010 i membri complessivi erano circa 109.000, mentre nel 2025 risultano poco meno di 99.000, con una contrazione vicina al 10%. Ancora più significativo è il dato che riguarda le categorie di accesso, dove si costruisce il futuro del ciclismo: i Giovanissimi sono passati da oltre 19.000 nel 2021 a circa 15.800 nel 2025, gli Esordienti da circa 3.450 a meno di 2.900, mentre gli Allievi sono scesi da circa 2.800 a poco più di 2.500. Numeri che non raccontano un crollo improvviso, ma segnalano una progressiva erosione della base.

Oggi si celebra, giustamente, la spettacolarità della punta della piramide, con i grandi nomi che catalizzano attenzione mediatica e investimenti, ma ciò che sta accadendo nel ciclismo femminile ci ricorda quanto sia fragile un sistema che cresce senza rafforzare adeguatamente le proprie fondamenta. Se questo segnale verrà ignorato, il rischio è quello di ritrovarsi, tra qualche anno, ad ammirare un vertice sempre più spettacolare ma sostenuto da una struttura sempre più sottile. Proteggere l’attività giovanile, le squadre minori e l’accesso allo sport non è soltanto una questione sociale o formativa, ma una scelta strategica per garantire un futuro solido e sostenibile all’intero ciclismo.

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