
Remco Evenepoel ha iniziato la stagione in modo perfetto, e a questo punto è legittimo aspettarsi che possa – e che voglia fortemente – dire la sua anche nella corsa più importante di tutte, il Tour de France. Peccato però che, guardando il percorso di quest’anno con un minimo di lucidità, venga spontaneo pensare che il Tour, in realtà, Evenepoel non lo voglia davvero. Anzi, sembra quasi che gli organizzatori si siano impegnati a ridurre al minimo la possibilità che possa entrare seriamente nella sfida per la maglia gialla.
Parliamo di un corridore che è il più forte cronoman del gruppo, dove in questo campo può veramente fare una differenza tangibile anche sul numero uno in assoluto Pogacar, cosa dimostrata e certificata anche dall’ultimo mondiale. Eppure il Tour 2026 propone una cronosquadre di appena 19 km, peraltro tutt’altro che lineare, e una cronometro individuale di 26 km che assomiglia più a una cronoscalata che a una vera crono “classica”. In pratica, niente terreno dove uno specialista puro possa davvero costruire un vantaggio tecnico. È difficile non pensare che questo disegno penalizzi in modo diretto proprio Evenepoel.
Il messaggio che passa è chiaro: questo è un Tour pensato per scalatori puri, non per chi può guadagnare a cronometro e poi difendersi in salita. E viene spontaneo chiedersi se dietro questa scelta non ci sia anche una volontà precisa di indirizzare il risultato. Del resto non dimentichiamoci che Tadej Pogačar ha già inaugurato una “nuova tradizione” mai vista prima: salire sul podio del Tour con la bicicletta, una forma di pubblicità diretta che per decenni era stata semplicemente vietata. Se una regola così simbolica può cadere, è lecito pensare che anche altre cose, dietro le quinte, possano essere volutamente orientate.
Ed è un peccato, perché per spezzare questa sensazione di monotonia, questa continuità quasi inevitabile di vittorie, sarebbe stato bellissimo rivedere un Tour de France più “vecchio stile”: cronometro lunghe, vere, dritte, da specialisti, dove Evenepoel avrebbe potuto costruire margine e poi giocarsi la difesa in montagna. Quel Tour non lo vedremo. Vedremo forse l’ennesima sfida Pogacar–Vingegaard, se tutto va bene.
E di questo, personalmente, mi rammarico. Non solo perché ne limita lo spettacolo – io non tifo per un corridore in particolare, ma tifo per vedere una bella sfida accesa che tenga il dubbio sul vincitore fino all’ultimo giorno. Ma anche perché impoverisce il valore tecnico della corsa: la cronometro resta uno degli esercizi più nobili e complessi del ciclismo, e Evenepoel è uno spettacolo da vedere in questa specialità. E non è l’unico grande cronoman di questa epoca che meriterebbe una chance di vittoria.
Forse tutto questo nasconde qualche verità meno romantica sul Tour de France 2026, dove si dichiara di voler cercare la sfida, lo spettacolo e la competizione, ma dove poi nei fatti si evita l’eventualità di avere un vincitore non allineato con chi oggi tira le fila.



