Una delle frasi che si trovano più spesso su internet scritta dagli amanti delle bici in acciaio è “l’acciaio non morirà mai”, oppure con un piccolo gioco di parole Inglesi “steel is still alive”, l’acciaio sopravvive. Ed è vero. Vero perché sebbene la maggior parte del mercato della bici di altissimo livello riguarda il carbonio, l’acciaio mantiene una fetta di fedelissimi che non abbandonano questo nobile materiale. Quindi qui ci poniamo due domande: la prima è perché alcuni non abbandonano o addirittura ritornano a questo materiale considerato dai più superato? E quali sono le motivazioni di queste persone?

L’evoluzione della bici da corsa, dall’acciaio al carbonio

Partiamo con ordine. Perché dopo decenni di acciaio siamo passati all’alluminio e poi al carbonio? La motivazione principale è stata la diminuzione del peso. Alcuni costruttori avevano già sperimentato l’alluminio ed il carbonio addirittura negli anni ’70 e ’80, come per esempio l’azienda Veneta Alan. Ma è stato a metà degli anni ’90 che l’alluminio è esploso sul mercato, grazie alle migliorate tecnologie di saldatura di questo materiale. Ed il miglioramento era netto: se un telaio in acciaio pesa circa 1.400 / 1.500 grammi grezzo, un alluminio pesa mediamente 1200. Con alcuni trattamenti termici specifici il nostro Daccordi Piuma arrivava al ragguardevole peso di 980 grammi, dato molto vicino ai moderni telai in carbonio, già nella seconda metà degli anni ’90. Ma un grosso salto in avanti è stato fatto dalle forcelle: una forcella del tipo classico in acciaio come quelle che costruiamo ancora oggi per il New Griffe pesa circa 700 grammi. Tantissimo, se consideriamo che una normale forcella in carbonio con lo stelo in alluminio non arriva a 450. Quindi sommando le cose, il guadagno ottenuto con il passaggio in alluminio è stato da un minimo di 500 fino ad un massimo di 800 grammi. Un bel salto in avanti.

Cosa rende una bici da corsa in acciaio unica

Come sempre non è tutto oro quel che luccica. L’alluminio presenta un conto molto salato in termini di rigidità. L’acciaio, più morbido, è tremendamente più confortevole. Ma nel 2000 è arrivata la nuova evoluzione della bicicletta: il carbonio. Ancora più leggero dell’alluminio, ed in grado di assorbire le vibrazioni in modo migliore dell’alluminio, anche se non tanto quanto l’acciaio. Ed è proprio questo che apprezzano gli appassionati dell’acciaio: il confort. Alcuni ciclisti oggi non hanno mai provato una bici in acciaio, mentre altri semplicemente non si ricordano che sensazioni dava. Semplicemente l’idea è quella di grande scorrevolezza e reattività, oltre a quella strana sensazione che la bici stia “cancellando” le imperfezioni dell’asfalto. Queste sono le caratteristiche che la rendono la bici preferita dai randenneurs e dai cultori dell’ultra-cycling appassionati di lunghe distanze. La differenza in termini di peso oggi si può considerare ridotta se utilizziamo forcelle in carbonio anche sui telai in acciaio, come sul Daccordi Profidea o sul Borea, per farvi un esempio. I migliori telai in carbonio oggi pesano circa 800 grammi, che migliora il peso di circa 600 grammi da un telaio in acciaio moderno dal peso di circa 1400 grammi.

Personalizzazione contro importazione

Oggigiorno il 90% delle biciclette sono importate. L’alluminio ha un bassissimo costo in Oriente, e per questo le bici da corsa in alluminio si trovano spesso a prezzi allettanti, senza però avere alcun grado di personalizzazione, e con caratteristiche tecniche inferiori alle bici in alluminio prodotte a cavallo degli anni 2000, quando si concentrava il top della produzione su questo materiale. L’acciaio è ancora in mano all aziende artigiane, soprattutto in Italia. Per questo spesso una bici in acciaio ancora oggi è costruita su misura, mentre una bici in alluminio viene relegata alla fascia economica o semi-economica. Discorso simile per il carbonio, dove il basso costo di produzione in Oriente ha fatto sì che molti marchi vendano telai stampati di importazione. Questi ultimi sembra stiano incrementando sempre di più il lato marketing spesso tralasciando le caratteristiche meccaniche della bici. Di fatto, oggi sul mercato esistono telai in carbonio relativamente pesanti, accomunabili ad un alluminio di media qualità come peso, e con caratteristiche tecniche nettamente inferiori a quelle di una bici da corsa in acciaio.

bici in acciaio

Riassumendo

Quale scegliere allora? La decisione è molto personale, ma potremmo dare questa definizione a grandi linee: il carbonio è la macchina da competizione. Leggerezza, rigidità dove serve. Attenzione, il carbonio non è tutto uguale. I telai prodotti in modo artigianale a stratificazione a mano con inserimento di kevlar nella fibra sono mille volte più confortevoli dei telai monoscocca, anche se i costi si alzano inevitabilmente. Questo però porta a sfruttare al meglio il carbonio anche su percorsi da resistenza, a patto – lo ricordiamo – che sia il giusto tipo di carbonio. L’acciaio è lo strumento da turismo, da lunga distanza. Comodo, quasi eterno. Molto influente è anche l’estetica, lo stile, che non abbiamo trattato in questo articolo. La scelta è vostra: quanto valgono per voi 600 grammi?

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