Ancora un incidente mortale sulle strade e ancora ad avere la peggio è l’ennesimo ciclista, peraltro anche giovanissimo. Il tema della sicurezza stradale, per i centauri delle due ruote, siano essi ciclisti o motociclisti, produce nel nostro Paese solo l’effetto del tifo da stadio, con fazioni di colpevolisti e innocentisti che dibattono sul di chi è la colpa. Ciclisti indisciplinati, automobilisti pazzi, camionisti esasperati. Tutti solo a tirar fuori striscioni sul chi deve o chi non deve, sul chi sbaglia o su chi rispetta chi. E intanto la gente muore. E non solo: i nostri bambini a causa di questa situazione crescono come topi in gabbia. Se pensiamo infatti che in Inghilterra i bambini si incolonnano in bici in gruppi di 15 – 20 e, a volte, con una sola guida raggiungono le scuole pedalando all’aria e gestendo una situazione di strada che gli tornerà utile nel futuro, mentre in Italia stanno seduti in auto in coda per entrare nel parcheggio della scuola e non possono uscire da soli tutto il giorno perché corrono continuamente il rischio di essere investiti. Devono visitare solo spazi recintati, perché verrebbero investiti. Devono essere sempre accompagnati, perché verrebbero investiti. E qui si riscatena il tifo da stadio cialtrone da Italiano medio: mancano le piste ciclabili. Vero. Ma le bici sono fatte per andare su strada, terra, cemento. Quello che manca in Italia fondamentalmente è il cervello e la cultura della bicicletta come mezzo di trasporto dotato di una sua personalità e di alta dignità.

ANCORA UN GIOVANE CICLISTA VITTIMA DI UN'AUTO - Daccordi Cicli

Con la nostra squadra di bambini abbiamo optato per praticare solo mountain bike, prevalentemente per ragioni di sicurezza. Dal nostro punto di ritrovo, due volte a settimana, percorriamo 800 metri di asfalto per raggiungere gli sterrati più sicuri. In questi 800 metri, non essendoci pista ciclabile, procediamo su di un largo marciapiede. Peccato che due volte a settimana sul marciapiede c’è parcheggiata da una a tre auto. Mancanza di parcheggi? Neanche per sogno: a 30 metri di distanza c’è un parcheggio enorme, adatto addirittura a bus turistici. Ma 30 metri per l’Italiano medio sono tanti, potrebbe consumare le scarpe o peggio ancora prendere una storta o comunque lottare con un’immane fatica. Un popolo assurdo pronto a correre su tapis roulant in palestra per km, ma indolente nel fare due passi a piedi.

Ma io, rimango un inguaribile ottimista e sempre fiducioso nella bontà della gente ho persino pensato che vedendoci 2 volte a settimana dalla finestra dell’ufficio a qualcuno sarebbe venuto in mente di non parcheggiare più sul marciapiede. Scoprendomi di essere sempre il solito ottimista ancora deluso .

A metà allenamento, fra un argine e un campo, a volte ripercorriamo 1 km di asfalto per ricongiungere due percorsi. Una strada di campagna, a traffico zero. Esempio di ieri sera, che comunque si ripete all’infinito tutto l’anno: 14 bambini in fila sulla destra, io affianco al più piccolo, 7 anni. Ricordo che per il codice della strada l’adulto in presenza di bambini al di sotto dei 10 anni è obbligato a stare affianco. Ma lasciamo perdere le regole, ripensiamo al cervello degli Italiani, quello che dovrebbe identificare dall’altezza, dalla corporatura e dalla bicicletta che abbiamo di fronte un bambino. E che si sta facendo una cosa bella: gli si insegna ad andare in fila. Gli si insegna ad andare e sopravvivere per strada. Gli si insegna ad abbandonare il videogioco ed a stare fuori. Ma il cervello dell’Italiano medio anche ieri sera, come succede quasi sempre, ha detto che doveva fare una gran bella strombazzata, perché il pensionato dietro di noi doveva superare, probabilmente aveva da correre nell’orto. Ed ha superato, ovviamente, senza lasciarci il tempo di fermarci, rasando i bambini e facendogli il “pelo”. Cosa dire? Nulla, perché ci sono i bambini. Spero però di ritrovarlo quando i bambini non ci sono, così per cercare di vedere bene dentro a quella testa, dov’è finito il cervello.
Quasi ogni sera attraversiamo le strisce pedonali. E’ un gesto voluto, per insegnare ai bambini. Scendiamo a piedi e ci fermiamo con bici alla mano davanti alle strisce. Non ricordo di una sola auto che si sia fermata negli ultimi 12 mesi di sua spontanea volontà. Bambini o no, chissenefrega. Passiamo solo quando alla fine il sottoscritto si erge a Vigile in mezzo alla strada con mano in segno di stop. Mi sorge questo dubbio: nel cranio degli Italiani, c’è un problema di collegamento occhi – cervello, oppure è un problema di tipo neuronale interno? Come è possibile che nessuno si fermi davanti a dei bambini che devono attraversare?

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Queste sono storie che possono raccontare qualsiasi ciclista. Niente di nuovo. Quello su cui volevo portare l’attenzione è: lasciamo perdere le regole. Dov’è finito il buon senso? In Italia chi è in bici vuole stare in centro strada. Chi è in auto non vuole frenare. Chi guida il camion vuole passare dove non c’è lo spazio necessario, come successo recentemente col disastro sull’Autostrada Genova – Savona.

Ora siamo di fronte ad un tredicenne morto. E anche fosse stato in mezzo alla strada, era quindi giusto ucciderlo? Chi occupa la corsia va ammazzato? Chi ci fa rallentare va ammazzato? Chi ci fa perdere tempo, va ammazzato, bambino o adulto che sia? Ho paura a pensare che non pochi risponderanno di si, e che questi non pochi hanno tutti regolare patente di guida.

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