
Il Giro entra nel vivo, e con lui emergono – più ancora delle gambe – i caratteri. Abbiamo visto i grandi in difficoltà, ma è nella reazione che si misura davvero un campione. E se c’è chi ha saputo rialzarsi con orgoglio, come Bernal – tornato competitivo dopo l’incidente che avrebbe potuto mettere fine alla sua carriera – c’è anche chi, come Roglic, ha mostrato poco più di un’ombra della sua versione migliore. Il suo momento di difficoltà non ha prodotto né lampi né risposte, solo il silenzio di una condizione che non c’è.
Poi c’è chi, pur giovanissimo, ha dato la lezione più bella. Del Toro, maglia rosa, ha mostrato che si può cadere… e il giorno dopo dettare legge. Un segnale forte. Forte per le gambe degli avversari, ma ancora di più per le loro teste. Perché reagire con classe dopo una crisi non è da tutti. È da chi ha qualcosa di speciale.
Tra i pochi che oggi hanno provato a metterlo in difficoltà c’è stato Richard Carapaz. Sempre presente, sempre combattivo. Per certi versi è il corridore che più si avvicina, per stile e attitudine, proprio a Del Toro: esplosivo, resistente, capace di fiutare il momento. Molto meno incisivo, invece, Simon Yates, che ha pagato sul finale tecnico e nervoso di Bormio – un arrivo fatto di rilanci, curve e tensione.
Ma attenzione, perché siamo ancora lontani dai verdetti. Carapaz non è tipo da arrendersi, e già domani potrebbe riprovarci. Del Toro, per quanto brillante, ha mostrato qualche limite sulle salite più lunghe. Al Tonale ha difeso, sul Mortirolo ha sofferto. E davanti c’è ancora il Colle delle Finestre, uno di quei nomi che nel ciclismo fanno tremare i polsi.
Tutto può ancora succedere. Anche perché i segnali che arrivano dal gruppo parlano chiaro: le energie sono agli sgoccioli. Lo si nota da come si pedala: in piedi, in spinta, a tutta. Sempre. Non più solo i soliti noti come Majka o gli Yates, ma tanti corridori – da Fortunato in giù – affrontano interi tratti senza mai sedersi. È una questione di stile, sì. Ma soprattutto è il sintomo di un ciclismo portato al limite: ogni salita viene corsa come una cronoscalata.
E allora l’ultima settimana sarà anche una partita di resistenza. Chi ha saputo risparmiare qualcosa, chi ha scelto i momenti giusti per colpire e per respirare, potrebbe ribaltare tutto. Perché quando le gambe bruciano, è la testa a fare la differenza.



