L’innovazione e lo studio nelle tecniche di allenamento hanno indubbiamente fatto passi da gigante negli ultimi anni, soprattutto grazie al nuovo approccio scientifico che si sta utilizzando per valutare gli effetti di teorie innovative. Alcuni sport sono più pronti a cambiare e proiettarsi al futuro della preparazione. Altri sono un pochino più statici perché molto legati alla propria storicità. E’ il caso del ciclismo, sport dove la tradizione a volte gioca brutti scherzi agli atleti che sono alla costante ricerca della migliore performance.

Il vecchio ciclismo

Uno dei capisaldi del ciclismo da sempre è il volume di lavoro. I chilometri percorsi sono sempre tenuti in considerazione come la causa principale di miglioramento. Non è così, anche se il volume ha la sua importanza. In realtà la qualità del lavoro svolto è molto più prezioso. Uno studio condotto in Canada non solo conferma ma pone un accento anche più marcato sull’importanza di interpretare al meglio la propria sessione di allenamento : a confronto i benefici di un allenamento intermittente contro quelli di un allenamento continuo.

L’allenamento continuo è sempre stato basilare per i ciclisti. L’introduzione del cardiofrequenzimetro lo ha reso un esercizio inevitabile. Le nuove tabelle di preparazione lo hanno ridimensionato, senza abbandonarlo mai del tutto, mantenendolo come base per l’incremento del Vo2 (la capacità di assorbire ossigeno) e per il miglioramento della capillarizzazione. Ovvero si è sempre pensato che per portare il motore a lavorare al meglio sotto sforzo una solida base di allenamento continuo sarebbe stata la miglior soluzione, per poi passare ai lavori intermittenti ad intensità sub massimali e ritmo gara.

I risultati

Questo studio invece attesta e verifica che un allenamento ad intensità elevate con brevi recuperi – nell’ordine di 3” / 10” – può portare significativi miglioramenti al Vo2, permettendo di lavorare ad intensità più elevate ma al contempo di avere una rigenerazione dell’ATP più efficiente ed un accumulo dell’acido lattico mediamente inferiore del 10%.

Si potrebbe quindi programmare un allenamento intermittente anche come base invernale per il ciclista, in grado di offrire miglioramenti più significativi in campo metabolico probabilmente anche a fronte di un impegno in volume complessivo inferiore.

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