Argomento difficile che coinvolge tutte le tipologie di ciclista: da chi usa la bicicletta solo per andare a fare la spesa fino allo sportivo che pedala tutti i giorni sia per diletto che per professione, che faccia strada o fuoristrada, la scelta della sella è una delle situazioni più tecniche e difficili nell’approccio e nel rapporto con la bicicletta.

Il primo tabù da sfatare – per i maschietti – è che la sella non crea nessun danno per la prostata come dimostrato dallo studio dell’University College di Londra. Detto questo, per scegliere la giusta sella è necessario valutare 3 cose:

  • la forma della ossa ischiatiche,
  • la corporatura generale,
  • l’utilizzo che ne faremo.

Per darvi un riferimento autorevole confronteremo le scuole di pensiero di alcuni dei più grandi produttori Mondiali di selle.

Forse non lo sapevate, ma in questo campo così difficile e delicato l’Italia è la numero uno al Mondo. La maggior parte dei progettisti che sviluppano selle sono Italiani e lavorano per aziende Italiane.

Prologo è un marchio che nella sua filosofia sposa lo studio dell’University College: niente fori nella sella ma equilibrio dei pesi nell’appoggio, ed una linea denominata “Pas” per chi vuole alleggerire assolutamente l’appoggio nella parte centrale. Il sistema MyOwn per trovare la sella giusta è veramente bello e dà indicazioni chiare e precise, partendo dalla scelta della disciplina e proseguendo prima con la misurazione delle ossa ischiali e poi con la flessibilità lombare, quest’ultimo dato importantissimo ma spesso sottovalutato non solo nella scelta della sella ma anche nel montaggio e nella regolazione della stessa.

Rimanendo sulle selle da competizione, il colosso Selle Italia analizza un dato in più, che può interessare parecchi ciclisti di un certo grado di allenamento: il diametro delle cosce. Anche Selle Italia ha sviluppato il proprio sistema di ricerca sella ideale denominato Idmatch .

Saltiamo nelle selle “per tutti”, ovvero per chi non pensa alle gare ed agli allenamenti ma vive la bici come mezzo per spostarsi o per fare una semplice attività salutare. Qui la veneta Selle Royal domina il mercato e propone un bellissimo video che chiarisce veramente bene da dove dobbiamo partire per trovare la sella giusta:

 

 

Altro orgoglio Italiano la Selle Bassano offre addirittura selle dedicate alla e-bike . Ricordiamo che in linea generale il ciclista che percorre tanti km cerca una sella dura, che non cede al suo peso, mentre chi usa la bicicletta saltuariamente cerca una sella morbida e comoda. Questo è dato da diversi fattori: il primo è che il ciclista allenato ha una spinta maggiore sulle gambe ed in questo senso alleggerisce il peso dal punto di appoggio della sella; il secondo è che sviluppa una certa abitudine e cerca una posizione stabile, sempre uguale nel tempo. Ultimo motivo ma più importante di tutti: il ciclista userà sicuramente un pantaloncino specifico.

Terminiamo questa breve carrellata con il sistema DIma di Selle San Marco: un modello semplice ma molto efficace, anche se non tiene conto del sesso della persona, ma che in realtà introduce alcuni aspetti che gli altri marchi trascurano: lo stile di seduta per esempio. Sapevate che le donne tendono a sedersi in modo più arretrato sulla sella? Mentre gli uomini non molto alti e di peso leggero tendono a sedersi molto in punta, per sfruttare il peso del proprio corpo come spinta sulle gambe. Questo influirà decisamente sulla scelta della sella.

SMP è l’inventore della sella “col buco”. Intendiamo col foro vero, non quella fessurina inutile che è presente su alcune selle medio-economiche. Il foro deve essere grande, come SMP insegna, per far valere il suo effetto. Dobbiamo dire che questa sella è molto particolare, ed in definitiva o si ama o si odia, senza via di mezzo. Qui vogliamo lanciare una piccola provocazione: dalla nostra esperienza vediamo che, nonostante sia una sella specificamente studiata per l’apparato genitale maschile, è molto apprezzata dalle donne. Forse sarebbe il caso di modificare l’obiettivo dell’azienda? Noi crediamo fermamente che sia una soluzione perfetta per il ciclismo femminile.

Per concludere, se dopo aver dato uno sguardo a questi sistemi progettati dai leader del settore vi sentite ancora confusi, vi dobbiamo dire che in realtà fin quando non abbiamo la possibilità di provare una sella – ma di provarla bene, quindi almeno una settimana con 3 – 4 uscite – non possiamo avere la certezza che sia la scelta giusta per noi. Le indicazioni sono chiare: larghezza delle ossa ischiatiche, sesso, inclinazione della parte lombare, genere di bicicletta, seduta. Ma tutto questo è influenzato in modo perentorio dalla nostra condizione fisica, sia dalla quantità di allenamento sia dall’atleticità generale che abbiamo acquisito. Vorremmo solo ripetere ciò che abbiamo già detto in questo blog: la sella non può essere un impedimento all’attività ciclistica; molti urologi sbagliano nel consigliare lo stop al ciclismo: ci può essere un’influenza dalla scelta della giusta sella, oltre al posizionamento generale sulla bici, ma il vero problema non parte dalla bicicletta. Questa può essere solo un’aggravante, ma a patto di non aver fatto le cose nel corretto modo, altrimenti l’influenza è praticamente nulla, come dimostrano appunto gli Inglesi dell’University College di Londra.

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