Le volate di gruppo sono un qualcosa che, ogni ciclista, impara fin da bambino. Un gesto tecnico elevatissimo, che chi ha saltato tutta la gavetta difficilmente riesce ad assimilare successivamente. Le volate delle corse amatoriali non hanno nulla a che vedere con quelle dei professionisti, non per la differenza di velocità bensì per la distanza fra corridore e corridore.

Il contatto durante le volate è normale, scontato e direi quasi obbligato. Bisogna essere bravi, molto bravi e dotati anche di un po’ di follia. Succede spesso che bravi corridori, dei veri e propri campioni in grado di vincere Grandi Classiche in fuga, non sempre riescano a buttarsi nella mischia di una volata semplicemente perché non abbastanza pazzi.

Velocisti si nasce e ci si diventa con la gavetta, come già detto in apertura. La scuola non deve essere per forza di cose la bici da corsa, anzi: celebre era l’Australiano Robbie McEwen, che partito dalle categorie inferiori sulla sua BMX è diventato poi funambolo delle volate fra i Professionisti. E così ora è Sagan, che proviene dal fuoristrada.

Il velocista ha tutto un altro occhio per trovare lo spazio in cui infilarsi. E’ sfrontato ed ha una autostima altissima. Spesso troppa. I velocisti sono tutti leoni nell’arena che non guardano in faccia a nessuno: all’ultimo km vedono solo la linea del traguardo.

Detto questo, ovviamente, interviene anche una enorme dose di fortuna: se Cavendish ha visto un buco impossibile sulla destra vicino alle transenne, sicuramente il suo istinto l’ha portato a tentare il tutto e per tutto in una volata già persa. Persa perché il Britannico era in pessima posizione, con troppo spazio da rimontare in breve tempo e con la strada sbarrata dagli altri. Cavendish ha giocato il tutto per tutto buttandosi in una tana da topolino, sperando nella fortuna, che invece non è arrivata.

Sagan non è in gara per fare passare gli altri. Ed anche lui è un leone in arena. Se sente l’avversario superare, è normale che tenda a stringere, magari anche in modo molto deciso. E’ scontato e Cavendish avrebbe dovuto saperlo. E Sagan l’avversario l’ha sentito anche troppo: in questa foto si vede chiaramente che già diversi metri prima della caduta Cavendish stava cercando di forza di spostare il Campione del Mondo.

In condizioni normali, un animale da volata come Sagan chiude la porta, un po’ come ha fatto svariate volte Valentino Rossi con Danilo Petrucci ad Assen: si parla di gente col pelo sullo stomaco. All’opposto, avrebbe sicuramente fatto lo stesso anche Cavendish se Sagan si fosse trovato dietro ed avesse tentato di superarlo.

La fortuna è mancata, e Cavendish si è rotto la spalla. Quando azzardi non si vince sempre. Si chiama azzardo perché si può anche perdere. In questo caso la punizione inflitta a Sagan è senza dubbio spropositata. Giusto retrocederlo, perché negli ultimi 200 metri il Campione del Mondo ha deviato traiettoria, ma sbagliato estrometterlo, perché non ha buttato in terra Cavendish, semplicemente è stato un contatto di gara finito male.

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