In quanto azienda produttrice di biciclette speciali di alta qualità, ci sentiamo direttamente presi in causa dalle recenti dichiarazioni di Mario Cipollini riguardo al presente e al futuro del ciclismo Italiano. Vogliamo estendere il discorso, oltre che ai corridori citati da Super Mario, anche all’intero entourage del Mondo del Ciclismo composto appunto non solo da atleti ma anche da aziende sponsor, organizzatori, politici.

IL PRO TOUR

I corridori che provengono dal Sud lo sanno molto bene: per poter gareggiare ad alti livelli non bastano le gambe e la volontà ma ci vuole un’ottima struttura alle spalle. Per questo chi tenta di fare carriera nel Mondo del Ciclismo quasi sempre è costretto a migrare al Nord, dove esistono squadre con alti standard di organizzazione a livello giovanile o dilettantistico. Nei Professionisti tutto questo è stato cancellato con un colpo di spugna dalla creazione del Pro-Tour.

Negli anni ’90 l’Italia era una potenza nel ciclismo, in grado anche di far pendere l’ago della bilancia su decisioni più consone al proprio scopo. E quindi, perché avvalorare un sistema basato su budget altissimi, dove chiaramente sarebbero stati penalizzati gli sponsor italiani a favore delle multinazionali straniere? Semplicemente “per avidità”. I dirigenti dell’epoca (che non sono cambiati molto, n.b.) pensavano di poter attrarre grandi sponsor. Peccato che non hanno considerato che certe aziende puntano a mercati più di Elite, come il golf o la Formula 1, e che non sono interessati ad uno sport “di strada” come il ciclismo. Risultato: per la prima volta dopo oltre un secolo di storia, l’Italia nel 2017 non ha una sola squadra di vertice.

MERITOCRAZIA

Siamo abituati a pensare che questa sia una parola sconosciuta in Italia, invece l’UCI ha dimostrato che è sconosciuta anche a livello Mondiale. Come entra nel Pro-Tour una squadra? Pagando. I sistemi di punteggio assegnano premi, maglie, ma non fanno guadagnare partecipazioni, come ad esempio nel calcio quando una squadra può partecipare al Campionato di serie A imponendosi in quello di serie B. Cosa comporta questo? Che tutto è in mano al business dell’UCI e delle multinazionali che ora praticamente collaborano. Chi partecipa al Giro d’Italia? Non l’atleta meritevole o la squadra con il punteggio, semplicemente chi ha il budget. Ricordiamo i casi clamori di Filippo Simeoni, Campione Italiano che non ha potuto partecipare al Giro, o della Bouygues Telecom, squadra Francese inserita nel Pro-Tour che senza alcun risultato di rilievo ha preso parte al Tour de France. Come si fa con un sistema simile a forgiare dei campioni? Come si fa a pensare di attrarre nuovi sponsor, magari piccole realtà che sostengano atleti locali?

GIOVANI DI TROPPE PRETESE

La nostra azienda ha fornito le bici a giovani che sono diventati campioni: Nicki Sorensen, Kurt Asle Arvesen, Roman Kreuziger solo per citarne alcuni. Lo spirito dovrebbe essere questo: aiutare i giovani ad ottenere risultati nelle categorie alte, non questo sistema che si è sviluppato oggi in Italia di “prendi tutto e subito”, ovvero un iper-sfruttamento dei giovani cercando risultati immediati ad ogni costo. La Federazione Italiana da anni sta spingendo a favore della multidisciplinarietà. Abbiamo esempi eccellenti: in Belgio, dove si pratica indistintamente ciclocross e strada; nel Regno Unito, dove si affianca la strada alla pista; negli Stati Uniti, dove la strada è ora accompagnata non solo dalla mountain bike ma anche da un rinato movimento nel ciclocross. E in Italia? Continuiamo ad avere allenatori vecchi, non anagraficamente ma mentalmente, che portano i ragazzini alla specializzazione precoce. Problemi enormi di infrastrutture, con velodromi accessibili sulla carta, ma che poi in realtà sono aperti solo in certi periodi dell’anno e solo in certi specifici orari, molto limitanti. Una burocrazia pedante e pressante.

Daccordi - IL CICLISMO ITALIANO E’ VERAMENTE AL QUARTO MONDO?

Roman Kreuziger, vincitore del Mondiale Juniores di Verona su bici Daccordi, foto Benati

 

LA REALTA’

Cipollini ci è andato pesante, forse anche troppo, come da personaggio d’altronde. Giovani Italiani promettenti ci sono, e abbiamo riscoperto la pista, con alcuni ottimi talenti. Ma l’essere costretti tutti gli anni per la Milano – San Remo a sorbirsi per le speranze Italiane il pronostico di alcuni giornalisti rivolti al solito Pozzato, sovrastimato e sicuramente non in grado di essere competitivo per la vittoria ormai da anni, è abbastanza triste.

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